Teoria e tecniche dell'immagine mentale riflessa. Dialoghi e frantumi

- Inti mujauze? (Sei sposata?)
- Nam (Sì...risposta standard per frenare ogni proposito di tassisti/panettieri/avventori, anche se stavolta si trattava di un sorridente vecchietto innoquo)
- .... (frase incomprensibile che io ho tradotto dal linguaggio dei gesti come : E perchè non hai l'anello?
- azz..ehm...fil beit.. (l'ho lasciato a casa. Così ho fatto la figura della bugiarda/fedifraga)
Ecco una tipica conversazione con un tassista di Service, una sorta di taxi collettivo che attraversa la città a tutte le ore. Piu' efficiente degli autobus salvo per alcune complicazioni di carattere sociale del tipo:
A) non tutti parlano inglese
B) non tutti sono disposti a cedere sul fatto che tu sappia benissimo che non si paga piu' di elfein livre (duemila lire, ovvero 1 euro) per corsa
C) Tutti trovano divertente che un italiano sia a Beirut e ti riempiono di domande (sempre cortesi) in arabo su cosa fai, cosa ti piace e molto spesso il fatidico "Sei sposata"
D) Alcuni, pur di avere un cliente a bordo ti dicono che stanno andando proprio in quel posto. In quel caso due sono le opzioni:
1) Ti lasciano in un posto diverso da dove volevi indicandoti un altro service o un autobus
2) Ti fanno fare il tour 'indesiderato' di Beirut per portare altra gente o fare il loro comodo e ti accompagnano in mezz'ora in un posto che distava 2 minuti da dove ti trovavi.
Siccome prendo ogni giorno il service, non è stato facilissimo capire dove abitavo . Un dedalo di strade e di traffico, capillari e arterie impazzite, questa è la capitale libanese. Non sono folle o stupida, è il sevice che fa ogni volta una strada diversa. L'altro ieri finalmente, armata di buona volonta' sono tornata a piedi da casa all'ufficio. Una rivelazione: vivo a soli 20 minuti di strada da dove lavoro.
Comunque il pensiero di oggi va da un'altra parte. Anche perchè, se mi dovessi accanire su tutto cio' che ha poco senso in questa giornata scriverei un trattato di etica dell'informazione e non è il caso.
"Io penso che le persone siano come gli specchi. Quello che tu fai, come ti comporti o ti atteggi, lo vedi riflesso negli altri. I tuoi comportamenti saranno i loro. Se tu sorridi, vedrai un sorriso. Se tu sei violento, il riflesso dell'altro sarà violento e ti sembrerà tale"
Questo mi spiegava Bashir (nome di fantasia) ieri , con una calma e una naturalezza del colore dei suoi occhi: ''verde-infanzia''. Lui, grafico autodidatta druso, lavora in una ong che si occupa di bambini.
Non è scontato pensare quanto i bambini siano il riflesso della nostra società, come della famiglia o dell'ambiente in cui vivono. Certo ogni specchio ha le sue differenze, per forma, dimensione e materiale e il determinismo culturale lo abbiamo seppellito anni fa grazie a un po' di buon senso con altre rischiose teorie generaliste.
Ma il loro cuore e il nostro resta uno specchio e questo implica non poche responsabilità.
Tutto riflette, ahimè anche la pagina del profilo di fb (che comunque è taroccabile, potrei fingermi neonazista con pochi click). La nostra politica, il nostro malcontento, i gusti, gli ideali. Specchi. Come le facce del diamante pirandelliano, una, nessuna e centomila.
E il viaggio è l'incontro di specchi con specchi. Culture su culture, e palazzi e deserti. Una meta senza incontri non esiste. Anche l'eremitaggio è un incontro con se stessi.
Un gioco dai riflessi infiniti che ti da la percezione di quanto diventiamo infiniti l'uno nell'altro anche se allo stesso tempo l'uno e' il confine dell'altro.
Contorni netti, come le iridi degli occhi e sfumati dalla vertigine di uno specchio che si specchia in un altro speccio
C'e' da far girare la testa, lo so.
Pensa se qualcuno cominciasse a mostrare un'immagine positiva e aperta all'altro.
Riflettete gente riflettete.
ps. Che cosa posso saperne io di immagine se devo fare 5 minuti al giorno di autoconvinzione prima di guardarmi allo specchio?














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