domenica, 15 novembre 2009
Venga il tuo regno...

Un mese fa, esattamente. Coi pensieri impastati da una notte precedente, trascorsa nella più classica delle dimensioni: "party del sabato sera". Avevo salutato l'alba sgusciando fuori dal taxi, camminando nel silenzio innaturare del quartiere di Ashrafieh, in una città che non metti a nanna facilmente. Beirut.

La riflessione su un blog di un'amica, sullo spazio degli invisibili, dei profughi, delle cosiddette "displaced persons" che vivono nei campi delle Nazioni Unite da generazioni, mi ha fatto venire in mente la visita a El Buss, uno dei campi palestinesi in Libano.

Avrei voluto vivere di piu' questa dimensione e meno quella 'mondana' della capitale dei "Cedri". Non è l'Africa. Non vedi gente malnutrita o la morte ai bordi delle strade. Un occhio poco attento potrebbe pensare di trovarsi in un "campo nomadi" in Italia. I colori sono esattamente quelli: pavimenti senza mattonelle, piedi nudi, acqua da tutte le parti, bambini che sgusciano da un lato all'altro, percorsi alternativi  e motorini.

La luce va. La luce viene. Dalle 5 alle 10 volte al giorno. Esistono due fonti energetiche e dunque due bollette: quella tradizionale, inutile, che se ne va via di frequente, e quella dei generatori a gasolio condivisi.

Ci invitano in un negozio di abbigliamento saudita: vestiti neri di classe, ricamati, che ti coprono dalla testa ai piedi e non lasciano intuire nulla, nemmeno la biancheria provocante esposta esattamente di rimpetto a quegli ''scafandri postmoderni della pudicita". Quella 'lingerie' ammicca a tutt'altro. Fra le quattro mura, le regole sono identiche, da che mondo e mondo.

Cinque caffè, sette bicchieri di pepsi, tre banane, due hamburger, uva, due dolcetti, una fetta di torta, due succhi di frutta....voglio morire, basta. Ma l'ospitalità è sacra e non riesci a dire di no. Di casa in casa il rito del caffè e del saluto. si parla di scuola, di politica, di quando l'Italia ha vinto la coppa del mondo nell'82 regalando il trofeo all'Olp di Arafat per 2 mesi ("alla faccia di Maradona che voleva darla a Israele", mi spiega uno dei 'capoccia' di al Fatah del campo). Così in un arabo stentato, quasi bambino, mi racconto, si raccontano. Ogni tanto qualcuno tira fuori un tricolore. Nei campi profughi del Libano, molti tifano Italia. Peccato l'Italia non tifi mai per loro.

Desiderio di terra promessa.
"Tu sei stata a al-Quds (Gerusalemme)?"...
"ehm si"...
"e come è ?"
"eluah echtir...è bellissima"
"io sono di al-Quds ma non ci sono mai stata...."
"inshallah biddi ruhu fil 'Quds... un giorno ci andrai in Shallah"
"in Shallah"
In quella signora cinquantenne, dietro rughe che non le appartenevano, si celava il desiderio di una terra, diventato piu' grande di qualsiasi altra chimera. La Terra Promessa è quella che muove le anime e le paralizza allo stesso tempo, E' luce negli occhi di chi decide il cammino, è tenebra nello sguardo di chi la sogna e la brama. La terra promessa e un pezzo di carta che ti impedisce di vederla. Lo chiamano documento di identità, anche se a volte questa stessa identità te la cuce addosso, come un tatuaggio coi numeri, come una stella a sei punte.

Io, in tutto questo ci vedo una paradossale traccia del "Regno", quello con la "R" maiuscola. Nella nostra mancanza di umanità, nel voltare le spalle a questa situazione, percepisco la distanza, il ''nostos'' da questo reame senza scettro dove corona sono le stelle.
Il Regno è in noi e tutto intorno a noi. E qualcuno ne conserva ancora, in un cassetto, la chiave.
postato da: Bristola alle ore 07:35 | Permalink | commenti
categoria:palestina, riflessioni, sfogo
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lunedì, 09 novembre 2009
Il vero muro è quello di cui non parliamo



Betlemme (Cisgiordania), Aida refugee Camp, Il muro. Foto di A.Ayala Iacucci


Devo ringraziare il mio amico, d.m., professore di inglese e spagnolo in una scuola di Messina.
Il suo invito, sabato scorso: "verresti a parlare ai ragazzi del muro che c'è in Israele?". Oggi nella sua scuola, in occasione del ventesimo anniversario dalla caduta del muro di Berlino i ragazzi hanno partecipato a un seminario sui "muri nel mondo". Quelli di cemento come quelli ideologici.
Io, ho accettato volentieri e totalmente impreparata come sempre. Ho preparato una scaletta, qualche foto, un video fatto tempo da e una presentazione in powerpoint (che non ha funzionato).
Prima abbiamo visto un video sulla storia del muro di Berlino. Un documentario di 10 minuti realizzato  dal "club delle Libertà", abbastanza di parte.  Si vedevano solo gli aspetti piu' cupi della vicenda e il comunismo era ritratto come regime monolitico e liberticida dal quale tutti erano contenti di liberarsi.
Inserisco il link così magari giudicate voi stessi.

Poi mi han chiesto di intervenire e vi risparmio il solito 'cabaret' che faccio quando parlo lasciando parlare questi ragazzi che hanno molte cose più di me da insegnare.

Io: Perchè c'è la guerra in Israele?
ragazzo: perchè è una guerra di religione nella quale si combattono cristiani e musulmani.

A quel punto ho capito quanto come giornalisti abbiamo fallito in parte nel nostro compito di informare e ho chiesto scusa a questi ragazzi. Perchè se non lo sanno o peggio pensano che ci sia una guerra di religione in Medio Oriente, mi sento responsabile. E in molti dovrebbero sentirsi tali.

Ho visto piccole persone interessatissime sull'argomento. Queste alcune domande o osservazioni.

"Ma quanti gruppi terroristici ci sono oltre ad Hamas?".
domanda difficilissima...e ho cercato di spiegare che Hamas non è un gruppo terroristico ma un partito in seno al quale è nato un gruppo armato

"Ma se non possono passare le ambulanze i bambini muoiono?"
Sì..muoiono i bambini, gli anziani..Da quelle parti non è che si muore per le bombe ma soprattutto così. In fila a un checkpoint.

"Come li trattano i giornalisti da quelle parti?"
ehhhh...alcuni bene, altri a pietrate direi :)

Io: Molti ragazzi hanno difficolta' a raggiungere le scuole
ragazzi in coro: beati loro!
ragazzo 2: che c'entra?? è l'unico modo che hanno per diventare liberi...

"Ma tutti sono contro il muro o no?"
No...purtroppo a molti fa comodo

"Qual'è il ruolo degli stati uniti in questa storia?"

" Ma se hanno costruito il muro per fermare i terroristi e gli attentati sono diminuiti. Perchè i palestinesi continuano a lanciare razzi e gli israeliani a usare armi chimiche?

io: Perchè da questa situazione nasce tanta rabbia e nessuno riesce piu' a fermarsi. Piu' ci sono queste restrizioni della libertà, piu' la rabbia cresce. C'e' chi esprime così la propria frustrazione ma anche chi manifesta pacificamente ogni giorno. Come per l'alluvione a Messina. Davanti all'ingiustizia la prima reazione è la rabbia
ragazzo: "Ma la rabbia non serve a niente se non fanno altro"
ragazzo2: "Queste manifestazioni sono inutili"
io: non sono inutili nella misura in cui la gente non smette di parlarne e indignarsi.



Il vero muro non è fatto di cemento, filo spinato, reticolato elettrico. E' dentro. Il muro è mancanza di possibilita', di futuro, di vedere oltre. Per questo la gente disegna, scrive, dipinge sui muri . Ha bisogno di dargli un volto, un identita'. Di trasformare queste pareti giganti e innaturali in specchi. Fare memoria. Riconoscere i propri errori. Come hanno fatto i tedeschi nell'89.
forse allora anche questo muro andra' in frantumi .
mi sento di dire oggi , grazie di cuore a questi ragazzi.


Betlemme, Aida Camp. Particolare del muro.
"I muri sono temporanei, chiedete a Berlino".
Foto di A. Ayala Iacucci
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categoria:palestina, ingiustizie
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giovedì, 04 giugno 2009
"As-Salam aleikum Islam!"
 Cambierà il mondo dopo il discorso di Obama al Cairo?



Sessanta minuti. Interrotto per 23 volte dagli applausi. E' stato ascoltato da tutte le nazioni del mondo Un piccolo presidente ma un grande uomo. A tratti un po' retorico, è vero. Parla del Dio di Abramo e Isacco, di Cristo, Dio dei cristiani e profeta per i musulmani. Parla di concordia. Promette che lotterà contro gli stereotipi che fanno del popolo del Corano una figura ostile nella storia.
Io non sono un Obama-entusiasta, quando è stato eletto tutti saltavano dalla gioia, io pensavo...ok, svolta epocale, e poi?

"I cambiamenti non accadono in una notte - ha detto - un discorso non può cancellare anni di scontri e sfiducia reciproca". E' realista l'inquilino della Casa Bianca. Un paio di coloni israeliani hanno definito il suo discorso "ingenuo", "naive"... "Occidente e Islam sono in guerra" ha detto la portavoce di un insediamento in Cisgiordania.

Mentre Obama parlava il mondo non si è fermato. Un soldato americano è morto in Iraq. Al Qaeda ha pubblicato l'ennesimo proclama di Bin Laden. A Qalqilia palestinesi si uccidevano tra di loro, i ministri degli interni facevano il loro G8, milioni di Cinesi ricordavano la strage di piazza Tienanmen.

Fatah ha risposto positivamente al discorso di Barak. Soddisfatta anche la turchia, il segretario generale della Lega araba Amr Moussa e le autorità religiose sunnite. Ha persino detto che l'Iran ha diritto di dotarsi del nucleare se lo utilizzerà per scopi pacifici. I rappresentanti di Hamas sono cautamente ottimisti  anche se gli è bruciato parecchio il mancato intervento di Barack durante la guerra a Gaza (ma lui di fatto non era presidente allora). Nethaniahu è scappato in camera di consiglio: ben 2 ore per decidere come rispondere e ha scelto l'opzione migliore: "FARE LO GNORRI"... "E' un discorso importante e Israele si impegna a allargare il cerchio della pace compatibilmente con gli interessi nazionali, primo fra tutti, la sicurezza". Non un accenno alla questione "colonie". Questo è l'atteggiamento di sempre e non so come e se cambieranno le cose.

So che un uomo ha parlato, ha avuto il coraggio di parlare e di dire cose che la gente per ora è stanca di sentire, perchè rassegnata e disillusa, perchè non ci crede piu' , perchè la 'ragion di stato' è piu' importante. Lui le ha dette in sette chiarissimi punti. Magari non sarà un 'messianico' messaggero di pace ma solo un uomo. Ma è stato ascoltato e non ha esitato a dire come stanno le cose. Cambierà il mondo dopo il suo discorso. Forse solo in minima parte, forse per nulla
Ma se lui ci crede, perchè non possiamo farlo anche noi?


Qui trovate il TESTO INTEGRALE (in inglese)
postato da: Bristola alle ore 20:29 | Permalink | commenti
categoria:palestina, attualità
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giovedì, 08 gennaio 2009
Sono andata a pochi chilometri dalla Striscia di Gaza anzitutto per capire. Nessuna sete di scoop o di avventura né tanto meno di mettermi nei guai. Sono andata al confine perché ho passato le ultime due settimane a guardare le notizie su Al-Jazeera, leggendo il lutto e la preoccupazione nel volto dei miei amici, spiando la rabbia della gente nelle manifestazioni.
Dicono che questa guerra, che soltanto oggi ha fatto almeno 100 vittime, sia 'necessaria' a causa del lancio di razzi sulle città del sud d'Israele.
Alcuni nomi: Sderot, Asqelon, Ber Sheva.
I miei compagni di viaggio: due colleghi italiani con molta piu' esperienza professionale della mia ma che visitavano per la prima volta il medioriente.


Asqelon  - Il cartello indica che il  McDonald è chiuso per ordine delle autorità militari a causa del rischio di lancio di Razzi.
Da Blog
Il pullman per Asqelon era stracolmo di soldati israeliani, la maggior parte con 5-7 anni in meno dei miei. Gente che torna a casa principalmente Ai due colleghi facevano impressione gli M-16 in mano a dei ragazzini. Io ci ho fatto stranamente l'abitudine. Anzi, vederli viaggiare con me e non nei checkpoint a controllare l'identita' di chiunque, mi rassicura, li vedo piu'umani.
La ragazza seduta accanto a me ascoltava musica con l'ipod esattamente come la sottoscritta. L'unica differenza fra me è lei è che lei era molto bella e aveva un fucile grande quanto metà del suo corpo fra le gambe.

Asquelon : Semaforo Nazionalista Da Blog
Appena cinque minuti dopo l'arrivo chiedo ad A., il collega che è già stato qui. "Allora, come funzionano questi allarmi anti-razzi?" Neanche termino questa frase che suona la sirena (zitta mai). Tutti iniziano a correre, in maniera composta, ma a correre. Faccio passare avanti due bambine. Seguo la folla piuttosto verso il più vicino rifugio, lo spoiatoio della stazione in pratica. L'allarme dura solo 20 secondi, ma in quel lasso di tempo penso: "ecco come si doveva sentire mia nonna durante la seconda guerra mondiale". Poi ho cominciato a considerare con quale normalità la gente vive questi momenti. Tutto diventa un rifugio: un negozio, la cucina di un ristorante, la cantina di una scuola. Non avevo paura…non perché sono coraggiosa, anzi. E' che ognuno ha paura di cose diverse. Solo, ho cominciato a capire come ci si sente. Per un istante ho anche pensato. Non è che le autorità militari suonano la sirena solo per tenere la gente sotto costante tensione.
Pensiero subito scacciato. I razzi qassam ci sono, vengono lanciati e sebbene hanno un potenziale distruttivo piuttosto basso , fanno paura. Un mio amico mi diceva giorni fa: "Se dopo questo massacro verrà lanciato anche un solo Qassam, Israele avrà perso". Ieri parlavo al telefono con Safwat al-Kahlout, il corrispondente dell'Ansa da Gaza, intrappolato da giorni nella Striscia: "Perché dobbiamo noi pagare per l'indifferenza di Francia, Italia, Olanda, Germania e Inghilterra?", lo diceva con dolore, non con rabbia. Era appena morto suo cugino nel campo di Al-Jabalia. Sempre ieri ho chiamato Vittorio Arrigoni, l'unico italiano nella Striscia di Gaza. Incredibile che si diventi amici nonostante non ci si conosca. Come l'idea che lui sia lì sotto le bombe a cercare di tamponare il sangue di una tragedia accompagnando le ambulanze della mezza luna rossa, ci unisca in qualche modo. "Sono nel palazzo piu' alto di Gaza city, dal quale i pochi giornalisti che ci sono (tutti palestinesi perché l'esercito non permette l'accesso ai cronisti stranieri) cercano di mandare notizie e immagini via satellite. Ieri hanno lanciato 7 razzi contro questo edificio…non credi che sia un modo per impedire che le immagini di queste stragi arrivino al mondo?. Era stanco e parecchio incazzato.
 Io ho ancora problemi con le misure: 670 vittime in due settimane contro 13 in 12 mesi. Quanto misura una vita umana?

Asquelon Strade deserte dopo l'allarme Da Blog

Dopo un breve e inconcludente giro per le strade semideserte di Asqelon decidiamo di andare a Sderot, a 15 km circa dalla Striscia di Gaza. Altra città fantasma. Nei parchi giochi ci sono dei piccoli ma coloratissimi rifugi di cemento. Ogni fermata dell'autobus è un mini rifugio. Qui si sente il peso del conflitto con maggiore intensità.Tutto è chiuso. Scuole comprese. "E' vacanza per la guerra" ironizza un ragazzo accanto a noi. Il suo nome è Isaac. Lui di Gerusalemme e Yossi di Tel Aviv sono venuti a Sderot muniti di macchina fotografica per 'curiosare' in questa zona. Io spero solo che non fossero spie…ma fatto sta che da quel momento in poi Yossi e Isaac sono diventati i nostri compagni di viaggio.

(fine prima parte)
postato da: Bristola alle ore 10:51 | Permalink | commenti (1)
categoria:palestina, attualità
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sabato, 27 dicembre 2008
La strage di Gaza


Pochi minuti fa. eravamo in 14... 3 israeliani, 5 italiani e 6 palestinesi. Seduti ad un tavolo a discutere sul futuro della sinistra in Medioriente (conferenza di Fatah, il partito comunista PFLP etc. etc.) Stavo realizzando che l'attuale situazione globale dei movimenti di sinistra (divisi, deboli e lontani dalla possibilità di decisione politica) è legata non tanto a una debolezza strutturale quanto al fatto che ultimamente questi partiti si sono occupati di combattere uno o piu' nemici invece di coalizzarsi, puntare su obiettivi comuni e perseguire politiche propositive e attive. Hanno semplicemente puntato a difendersi. Per non parlare della burocratizzazione dei partiti che quando vanno al potere perdono i loro fondamenti in nome di una logica del compromesso. Oppure della privatizzazione della politica sempre più controllata da organi apparentemente non governativi, che con la mano al portafogli detengono il potere politico.
Questa discussione è stata interrotta bruscamente... la tv annuncia un raid aereo Israelianosulla striscia di Gaza. 140 morti in un'ora.

Il potere delle bombe ha di nuovo la meglio. Il dibattito sull'identita' dei movimenti di sinistra si interrompe. Hamas guadagna punti come unico difensore dei diritti umani in una striscia di terra dove la gente è solo un bersaglio. I media italiani parlano di un attacco mirato alle basi dei terroristi, Al Jazeera di una stazione di polizia colpita....
Mi chiedo perchè l'unico che alza la voce contro questo attacco è un movimento estremista islamico, Hamas, anche se l'indignazione e la condanna si estende a tutto il mondo. Perchè a resistere a tutto cio' devono essere solo gli estremisti...? Come si giustifica il democraticissimo stato di Israele?

la BBC trasmette le prime immagini: gente che corre per strada in preda al panico. Corpi per terra ...

Qui a Betlemme la situazione è triste e tesa ma nulla interrompe l'irreale quiete. Alcuni movimenti politici organizzeranno manifestazioni magari. Alcuni ragazzini andranno a tirare pietre ai checkpoint rischiando l'arresto. Ci saranno incursioni di militari israeliani la notte.... sparatorie a Nablus e a Hebron...e altri arresti. Pane quotidiano
Ma la maggior parte della società civile, le famiglie, staranno a guardare di fronte alla televisione come se il conflitto fosse qualcosa di normale. Qui in fondo è sempre così. Dovrei fare la giornalista, ma mi sento impotente di fronte a tutto cio'. Un volontario, guardando i media italiani mi ha detto: Certo che è colpa vostra...
Posso solo raccontare come va da queste parti...la preoccupazione e l'ansia. La rassegnazione che questa corsa alle armi sia l'ennesimo massacro senza senso. Non ho fonti ufficiali ne citazioni da proporvi. Solo cio' che vedo
Il capo dell'ufficio Nassar Ibrahim che ascolta le notizie con gli occhi lucidi e mi dice..."sono 140 martiri e 200 feriti".
Questo è un martire nella loro cultura: colui che muore a causa della guerra. Chiunque e non solo i cosiddetti kamikaze.
Qui è facile diventare Martiri.
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mercoledì, 10 settembre 2008
Libertà di culto

''Ramadan Karim''. Questo l'augurio che milioni di musulmani si scambiano nei giorni del più mese sacro per l'Islam. Questa non vuole essere una dissertazione sul valore di una religione rispetto ad un'altra. Soltanto una constatazione.
Al-Aqsa, la moschea che sorge nella città vecchia di Gerusalemme è uno dei quattro luoghi sacri più importanti per l'Islam (come il Santo Sepolcro per i cristiani o la tomba di Abramo per gli ebrei) e per il Ramadan molta gente dai Territori Palestinesi (che quindi abita a pochissimi chilometri dalla moschea) vorrebbe fare visita a quei luoghi per pregare, vivere un momento di famiglia, comunità. Peccato ci sia un muro di troppo e che le regole per attraversalo siano contrastanti e incoerenti.
La BBC ha pubblicato una fotostoria sul viaggio di due fratelli, perchè di viaggio si tratta anche se la distanza è appena di 30 km, verso Al-Aqsa. Uno di loro non potrà proseguire (gli uomini fino a 60 anni non possono entrare a Gerusalemme).
Vi segnalo il LINK di questa storia, è in Inglese ma vale la pena leggerlo.
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martedì, 19 agosto 2008
Compromessi e frontiere

Questo corsivo di Amira Hass mi ha spiazzato  La Hass e'  una cronista israeliana che lavora come corrispondente per il quotidiano Haaretz nei Territori Palestinesi, una delle poche persone col permesso di vivere in Cisgiordania, a Ramallah.
 qui il link all'articolo
postato da: Bristola alle ore 14:21 | Permalink | commenti (3)
categoria:segnalazioni, palestina, news, società
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lunedì, 14 luglio 2008
Una tazza di tè e quattro chiacchiere.


Oggi, leggendo la consueta rubrica scritta dalla giornalista israeliana Amira Hass
per internazionale il sangue mi si è raggelato letteralmente. In pratica ha sottolineato una realta' del conflitto poco conosciuta.  Un esempio Sei un palestinese dei territori occupati e tuo figlio è malato. Se non vuoi che muoia in una delle carenti strutture ospedaliere della tua terra devi sborsare fior di quattrini per farlo curare in Giordania o  a Gerusalemme (se abiti in Cisgiordania) o al Cairo (se sei nella striscia di Gaza).
Se ci riesci.
Perchè potresti incontrare difficoltà alla frontiera e non ottenere il permesso per uscire dai Territori Palestinesi. Questa è realtà quotidiana.
Molte di queste persone, spinte alla disperazione, vengono poi invitate dalle autorità militari israeliane per un tè e una chiacchierata' informale', racconta la cronista israeliana. In realtà questo è il metodo per reclutare collaborazionisti.
E' atroce. Semplicemente atroce.
Questo succede tutti i giorni sotto i nostri occhi,
E in altre forme accade anche in occidente. Chiunque sfrutta l'altrui disperazione è un assassino. E chi tace è complice.


Ma è una narrazione troppo complessa ...



pensieri del giorno:
- Sopravvivero' a me stessa?
postato da: Bristola alle ore 16:51 | Permalink | commenti
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martedì, 08 luglio 2008
MO: CISGIORDANIA, ESERCITO REVOCA ASSEDIO A NAHALIN
           
            (ANSA) - TEL AVIV, 8 LUG - L'assedio al villaggio cisgiordano
di Nahalin, è stato revocato oggi
dall'esercito israeliano dopo aver raggiunto un'intesa con la
popolazione locale.
   Secondo fonti militari, i responsabili del villaggio si sono
impegnati ad impedire il ripetersi di manifestazioni violente di
protesta contro la costruzione nelle vicinanze della Barriera di
separazione.
   Da settimane a Nahalin si svolgono frequenti dimostrazioni -
con la partecipazione di attivisti politici israeliani e
stranieri - e si ripetono i tentativi di intralciare il lavoro
delle ruspe militari. La costruzione della Barriera, dicono gli
abitanti, li priverà di fatto della possibilità di lavorare in
250 ettari di terre agricole.... (ANSA).

Sono stata a Nahalin lo scorso giugno. Un villaggio di poche anime, circondato da quattro insediamenti israeliani a monte. Il ricordo dell'incontro col sindaco che ci spiego' i problemi legati all'attribuzione di terreni, la mancanza di acqua, l'inquinamento, il giro per i pascoli, il pranzo stupendo con M., L. e C. ci riempivano di riso e verdure fino a scoppiare.
Nahalin sotto assedio. Non riesco ad immaginarla. O forse sì.
E' come se d'improvviso trovassi casa tua presidiata.
Non ho molto da dire..
postato da: Bristola alle ore 08:52 | Permalink | commenti
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giovedì, 15 maggio 2008
Al-Nakba


Da Wikipedia:

al-Nakba
è il nome che viene dato dai palestinesi al 15 maggio 1948, data in cui Israele proclamò la propria indipendenza. Il termine "al-Nakba", arabo:ïºï»Ÿï»¨ï»œïº’ـة, significa "la catastrofe" e l'avvenimento è commemorato ogni anno, per ricordare l'estromissione di buona parte degli abitanti arabi della Palestina dai confini dello Stato d'Israele.

60 anni di Nakba, per due popoli che non sono ancora guariti nella memoria e nei fatti. Non mi sento di parlare ancora una volta del silenzio dei Media su questo lato del compleanno di Israele. Non è negazionismo storico dire che non tutti si sentono di festeggiare oggi.

La memoria però deve guarire. Anche se forse il tempo no è ancora maturo. La memoria è carica del sangue di ieri e di oggi. Cambia colore. Imprigiona nell'istante della catastrofe. Come l'individuo affoga nel suo trauma. Coma la tragedia dell'Olocausto si collettivizza e resta ferita infetta, macchia nella coscienza mondiale. Così la Nakba ha il suo potenziale esplosivo. Non la sminuisco, Anzi, la celebro con piccoli gesti. Ma dalla consapevolezza storica si deve ripartire per andare avanti. Per rendere giustizia al sangue e alla sofferenza di Palestinesi e Israeliani bisogna guarire. Ricostruire. Smontare le tende del lutto. Alzare la voce. Fin quando non sentiranno il grido della nostra stessa ingiustizia.
Fare nostra ogni lacrima. Anche quella di chi chiamiamo nemico o minaccia.
postato da: Bristola alle ore 09:50 | Permalink | commenti (6)
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