La ragione dei vinti

La nave affonda e tutti gridano: “uomo in mare”. Ma nessuno corre ai ripari. Sembra il solito copione del “requiem per la sinistra”, suonata da alcuni piano e con vergogna, da altri come una fanfara, nel tentativo, almeno, di essere ricordati.
Da un po’ di tempo a questa parte, in ogni consultazione politica come in ogni contenzioso legislativo o discussione parlamentare ho spesso la sensazione che chi vince abbia torto
O che chi non vince mai abbia ragione (come volete vederla voi). Peccato che torto e ragione siano dei concetti troppo relativi per essere discussi a mezzo stampa. Per questo chiedo una licenza e ne parlo tramite questa controversa piattaforma che è il blog.
Circa 120 seggi del parlamento europeo andranno a partiti xenofobi, islamofobi, antisemiti, euroscettici e separatisti. Una prospettiva non rosea per un’istituzione sovranazionale che si presenta come multiculturale, multietnica e laica. Ci consola il fatto che questi partiti, pur avendo un potenziale di governo non indifferente, difficilmente potrebbero accordarsi su certi punti.
La sinistra europea perde la voce e molte province italiane si colorano di azzurro o di verde, anche se non c’è nulla di così poetico nell’ascesa di Pdl e Lega. Abbiamo invitato e accolto in pompa magna per domani al Senato un leader, Gheddafi, che ha appoggiato apertamente il terrorismo e non rispetta i diritti umani e civili. Crollano i laburisti in Gran Bretagna. Zapatero perde punti e il gaulliano Sarkozy incassa un’altra vittoria.
La situazione non è migliore dall’altra parte pianeta, anche se il fenomeno Obama fa sognare tanti. Ma come? Direte. Il Libano non ha votato il filoccidentale Saad Hariri abbracciando la politica moderata? “Sì, …ma”. Pochi in Italia si sono informati sulla situazione libanese e pochi sanno che Hezbollah non era il mostro “jihadista”, integralista che si vuole far credere. Tanto è vero che alle elezioni era alleato con Michel Aoun, un ex-generale cristiano. Per cui non si trattava della lotta “bene-male”, “estremisti-progressisti” che i media mainstream volevano farci credere. E’ tutto più complicato. Hariri, rampollo di una potente famiglia di imprenditori filo-sauditi è stato piu’ volte accusato di corruzione. Molti dicono non sia pronto a governare e in pochi appoggiano una sua nomina a primo ministro. L’idea di un governo di unità nazionale aiuterebbe a superare l’empasse dell’ingovernabilità del Paese ma sono troppi gli interessi in campo perché una parte accetti il compromesso con l’altra. Hanno vinto i ‘buoni’?
E in Iran, vinceranno i ‘buoni’?
Tutti si aspettano la vittoria del moderato Mir Hussein Mousavi su l’ultra-integralista Mahmoud Ahmadinejad. Ma l’attuale presidente è sempre il candidato principe della Guida suprema dell’Iran, l’ayatollah Khamenei. Inoltre, ogni presidente in Iraq dall’1981 a oggi ha ricoperto sempre due mandati consecutivi. Venerdì il responso.
Esistono i ‘buoni’?
Questo panorama non è piu’ complesso di quello di anni fa. Solo che oggi siamo più consapevoli. Percepiamo il peso di una scelta politica. Sentiamo sulla nostra pelle e nelle nostre tasche le conseguenze di meccanismi economici, politici e sociologici ben più in alto di noi. Con un po’ di fatalismo ci sentiamo tutti dalla parte della ragione, ma di quella ragione che non vince mai. Vorrei parlare con chi si sente vincente in una realtà che lo rappresenta al 100%. Ma non conosco queste persone. Forse va di moda l’ insoddisfazione cronica? Oppure si vergognano di essere felici?
Nonostante tutto la sinistra non scomparirà. Il mondo è troppo manichei sta perché una sua componente venga eliminata.
La ragione dei vinti, fra pena, tenerezza o rabbia, desterà sempre e comunque un certo fascino.