mercoledì, 28 gennaio 2009
Piombo fuso (di Muin Masri)
tratto dal sito web ufficiale dello scrittore palestinese Muin Masri.

Raccontami soldato: hai visto brillare la luce, giù in fondo. Cosa era? Fardelli, lacrime e sangue.

Raccontami capitano: come è la terra da lassù in alto? Piccola e profonda come il nostro letto di morte.
Raccontami generale: hai visto la città andare in fumo con tutto quello che c’è dentro?
Raccontami comandante: l’obbiettivo è stato raggiunto? Adesso ti senti invincibile, ora i tuoi soldati sono di piombo senza cuore né anima, coraggio o follia?

Raccontami perseguitato: a cosa serve il pianto davanti ai resti dei ricordi? Chi piange solo i suoi simili è un uomo perduto.

Raccontami israeliano: cosa vuoi da me? Hai dormito nella mia tenda, imprigionato i miei sogni, mangiato il mio cibo e bevuto la mia acqua, non ti basta? Vuoi anche il mio eterno odio? Ti fa sentire nel giusto?

 Non posso, io amo la vita e la tua pioggia di piombo fuso non serve a nulla.

Raccontami soldato: hai visto brillare la luce, giù in fondo, cosa era?
I nostri sogni, divenuti polvere e vento come ogni cosa.
postato da: Bristola alle ore 04:15 | Permalink | commenti
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lunedì, 26 gennaio 2009
Imparare la memoria

“Se noi ebrei non sapremo offrire al mondo impoverito dal dopoguerra
nient’altro che i nostri corpi salvati ad ogni costo,
e non un nuovo senso delle cose,
attinto dai pozzi più profondi della nostra miseria e disperazione,
allora non basterà.
Dai campi stessi dovranno irraggiarsi nuovi pensieri,
nuove conoscenze dovranno portar chiarezza oltre i recinti del filo spinato.
E forse allora, sulla base di una comune e onesta ricerca di chiarezza su questi oscuri avvenimenti,
la vita sbandata potrà di nuovo fare un cauto passo avanti.”


Etty Hillesum
postato da: Bristola alle ore 09:43 | Permalink | commenti
categoria:pensieri, aforismi, attualitĂ 
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lunedì, 12 gennaio 2009
Viaggio al confine con la Striscia (3 parte)

A destra, a poco più di mezzo chilometro i carri armati dell’esercito della stella di Davide. Poco più sulla sinistra, dei mezzi in avanscoperta e di fronte lei. Lontana eppure la vedo. Inaccessibile ma posso toccarla con le mani. La Striscia di Gaza. Cerco di indovinarne i contorni ma mi batte il cuore e mi trema la mano con la telecamera non so perché. Dimentico tutto cio’ che sapevo del mio ‘quasi’ mestiere. I due compagni di viaggio italiani sono ammutoliti. Esplosione. Fumo che arriva da quella striscia di terra. Ma non avevamo stabilito una tregua ‘umanitaria’ di due ore?


Non siamo corrispondenti di guerra con l’elmetto, il giubbotto antiproiettile e quel tono narrativo tragico di chi ha il sangue sulle scarpe. Siamo bambini, in mezzo a un campo verde che si perde nell’orizzonte. La guerra è tutta attorno. Reporter della BBC con obiettivi telescopici appostati sulla superstrada 232 a sud di Israele. Diciassettenni occhialuti vestiti da soldati che bloccano qualunque strada adiacente ai loro obiettivi militari. Jeep verdi mischiate al traffico. A pochi chilometri una città in cui perfino i parchi-gioco sono muniti di rifugio anti-qassam. Gente che conosce il suono delle bombe e non lo collega più alla possibilità che per ogni esplosione c’è qualcuno che muore davvero. Questo è l’effetto della guerra permanente: il dolore un giorno rimbomba, l’altro non fa più rumore.

Yossi e Yaiir Blog
Scrivo da uno di quegli affollatissimi cafe di Gerusalemme Ovest, Jaffa Road. Uno di quelli che nel vostro, un tempo anche il mio, immaginario occidentale sono obiettivi dei kamikaze. Anche Joseph, il proprietario della Suisse Patisserie a Gerusalemme Est, arabo israeliano mi ha detto ieri: “Di questi tempi, con la guerra, non manderei mai mia figlia a Jaffa Road”. L’incubo di un attentato qui è sempre palpabile. Anche se ti dimentichi dove sei, c’è un particolare che te lo ricorda: il tizio che mi ha perquisito prima di entrare, le guardie alle fermate degli autobus, il modo in cui arabi e israeliani sono fantasmi gli uni per gli altri. Due dimensioni nella stessa città.



Abbiamo trascorso non più di 5 minuti su quella collinetta di fronte a Gaza. Sufficienti perché una jeep militare ci raggiungesse. “Fine viaggio”, ho pensato e ho preparato la mia solita strategia: “La tattica del furto di Nutella”. Ogni qualvolta io e mio fratello venivamo scoperti da mia madre con le mani nel prezioso barattolo, cominciava la recita. E così è stato anche di fronte ai militari israeliani:
-    Datemi il vostro documento, meglio se un tesserino da giornalisti.
-    (Santa tessera della piscina…per la prima volta ti ho usata in una campagna sperduta vicino a Sderot) …uh eh…ecco
-    Lo sapete che questa è una zona militare. Non potete stare qua. Vi dovremmo arrestare.
-    Veeeeeeeeero? (Tattica Nutella). Non ce ne eravamo assolutamente accorti. Scusi Scusi Scusi. Non volevamo creare problemi
-    Sulla strada potete stare, ma qui no…
-    Ah sì, ok…grazie e scusi ancora (faccia di chi è stupito e falso senso di colpevolezza).

Il colonnello dell’esercito ci sorride e ci lascia andare. Yossi, poco dopo confermerà che la nostra recita (gli altri due tacevano) aveva sortito il suo effetto.
-    Mi ha detto che siete piuttosto ‘naif’…
Sembrare stupida mi ha salvato ancora una volta dalle rogne. Quante volte e a quanti checkpoint ho usato quell espressione svampita di chi non sa cosa accade attorno. La verità..?
Ora a Gaza non capisco più veramente cosa sta accadendo. Non vi fidate di cio’ che dicono i giornali. Non lo sanno piu’ neanche loro.
---Checkpoint Da Blog
 
 
postato da: Bristola alle ore 14:04 | Permalink | commenti
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domenica, 11 gennaio 2009
Viaggio al Confine con la Striscia di Gaza (2a parte)

Yassin è una guida turistica palestinese nella città vecchia di Gerusalemme. Sua madre è cristiana e suo padre è musulmano. A lui piace definirsi “cristiano-musulmano”. Lo trovi sempre tra la terza e la quarta stazione della via Dolorosa (via crucis). E’ esattamente come due anni fa, solo qualche capello bianco in piu’. Dopo avergli ricordato chi fossi (naturalmente non si ricordava di me)
 inevitabilmente abbiamo  cominciato a chiacchierare. Solo che qua parlato del piu' e del meno significa parlare di un unico argomento: Gaza
“Parte della mia famiglia è là. In questi giorni ho perso 12 parenti. Mia mamma è quasi impazzita di dolore”. Io non conto piu’ le storie di chi mi parla di lutti e distruzione. Ho perso il conto ed è difficile capire quale sia l’esatta dinamica di questa guerra…se mai c’è una dinamica

Mi sembra così lontana l’esperienza di tre giorni fa, con Yossi e Yaiir (non Isaac..mi ero dimenticata il vero nome), a Sderot. A pochi minuti dal nostro incontro, un altro boato.
Yaiir mi rassicura: “Non  preoccuparti è verso fuori. Riconosco il suono”. Non sapevo se essere più stupita per il fatto che un 24 enne conosca alla perfezione il suono di una bomba o di uno sparo o più triste immaginando quella bomba atterrare su chissà chi, a Gaza.
Comunque li ho contati. Otto boati. Otto bombe in un’ora. Quattro in mezz’ora. Due in un quarto d’ora. Una ogni sei minuti e mezzo. Come fanno a parlare di pace e democrazia se a scandire il tempo sono le bombe?
Un allarme ad Asqelon…otto bombe. Ho sempre dei problemi con le proporzioni. Ed io che di solito non voglio schierarmi ma mi chiedo. Come fa la comunità internazionale a tacere su ciò? Io mi vergogno profondamente del mio Ministero degli Esteri.
Seduti al tavolo di un “Felafaro” (ancora non ho digerito il panino) osservavamo una scena curiosa:
Un tizio barbuto simile al nonno della pubblicita’ dei biscotti Bistefani attorniato da tre persone. Due telecamere, microfoni e attrezzature da cinema lo circondavano.
“Sta facendo uno spot per la campagna elettorale”, mi spiega Yossi – “E’ un politico di estrema destra”. Rideva, nonno Bistefani, con la bocca piena e la voce grassa. Rideva come quei politici italiani che sventolavano mortadella in parlamento. Tutto il mondo è paese del resto. Il proprietario del locale lo spalleggiava.
-    “Ho 10 figli” (ristoratore)
-    “Così potrai contrastare la crescita demografica degli arabi (politico –biscotto)
-    “Dammi un’altra donna e te ne faccio altri dieci”
Ora capite perché non ho digerito il Felafel.
Scopro che Yossi è un feticista dei passaporti. In realtà studia antropologia e sta facendo uno studio sugli israeliani che richiedono il doppio passaporto per viaggiare in Europa (oppure è una spia come sospettavo prima) per cui è interessato a come sono fatti questi documenti. Qui l’identità ha un peso molto forte. I palestinesi per legge devono avere la propria religione scritta sulla carta d’identità. “E se sono Marxista ateo??”, mi ha detto un giorno il mio amico G. “Mi tengo l’identità che mi danno”.

I nostri due compagni di viaggio trovandoci sprovvisti di mezzo di trasporto si sono impietositi e ci hanno proposto: vi portiamo noi da qualche parte vicino alla Striscia.

(fine seconda parte)
postato da: Bristola alle ore 22:49 | Permalink | commenti
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giovedì, 08 gennaio 2009
Sono andata a pochi chilometri dalla Striscia di Gaza anzitutto per capire. Nessuna sete di scoop o di avventura né tanto meno di mettermi nei guai. Sono andata al confine perché ho passato le ultime due settimane a guardare le notizie su Al-Jazeera, leggendo il lutto e la preoccupazione nel volto dei miei amici, spiando la rabbia della gente nelle manifestazioni.
Dicono che questa guerra, che soltanto oggi ha fatto almeno 100 vittime, sia 'necessaria' a causa del lancio di razzi sulle città del sud d'Israele.
Alcuni nomi: Sderot, Asqelon, Ber Sheva.
I miei compagni di viaggio: due colleghi italiani con molta piu' esperienza professionale della mia ma che visitavano per la prima volta il medioriente.


Asqelon  - Il cartello indica che il  McDonald è chiuso per ordine delle autorità militari a causa del rischio di lancio di Razzi.
Da Blog
Il pullman per Asqelon era stracolmo di soldati israeliani, la maggior parte con 5-7 anni in meno dei miei. Gente che torna a casa principalmente Ai due colleghi facevano impressione gli M-16 in mano a dei ragazzini. Io ci ho fatto stranamente l'abitudine. Anzi, vederli viaggiare con me e non nei checkpoint a controllare l'identita' di chiunque, mi rassicura, li vedo piu'umani.
La ragazza seduta accanto a me ascoltava musica con l'ipod esattamente come la sottoscritta. L'unica differenza fra me è lei è che lei era molto bella e aveva un fucile grande quanto metà del suo corpo fra le gambe.

Asquelon : Semaforo Nazionalista Da Blog
Appena cinque minuti dopo l'arrivo chiedo ad A., il collega che è già stato qui. "Allora, come funzionano questi allarmi anti-razzi?" Neanche termino questa frase che suona la sirena (zitta mai). Tutti iniziano a correre, in maniera composta, ma a correre. Faccio passare avanti due bambine. Seguo la folla piuttosto verso il più vicino rifugio, lo spoiatoio della stazione in pratica. L'allarme dura solo 20 secondi, ma in quel lasso di tempo penso: "ecco come si doveva sentire mia nonna durante la seconda guerra mondiale". Poi ho cominciato a considerare con quale normalità la gente vive questi momenti. Tutto diventa un rifugio: un negozio, la cucina di un ristorante, la cantina di una scuola. Non avevo paura…non perché sono coraggiosa, anzi. E' che ognuno ha paura di cose diverse. Solo, ho cominciato a capire come ci si sente. Per un istante ho anche pensato. Non è che le autorità militari suonano la sirena solo per tenere la gente sotto costante tensione.
Pensiero subito scacciato. I razzi qassam ci sono, vengono lanciati e sebbene hanno un potenziale distruttivo piuttosto basso , fanno paura. Un mio amico mi diceva giorni fa: "Se dopo questo massacro verrà lanciato anche un solo Qassam, Israele avrà perso". Ieri parlavo al telefono con Safwat al-Kahlout, il corrispondente dell'Ansa da Gaza, intrappolato da giorni nella Striscia: "Perché dobbiamo noi pagare per l'indifferenza di Francia, Italia, Olanda, Germania e Inghilterra?", lo diceva con dolore, non con rabbia. Era appena morto suo cugino nel campo di Al-Jabalia. Sempre ieri ho chiamato Vittorio Arrigoni, l'unico italiano nella Striscia di Gaza. Incredibile che si diventi amici nonostante non ci si conosca. Come l'idea che lui sia lì sotto le bombe a cercare di tamponare il sangue di una tragedia accompagnando le ambulanze della mezza luna rossa, ci unisca in qualche modo. "Sono nel palazzo piu' alto di Gaza city, dal quale i pochi giornalisti che ci sono (tutti palestinesi perché l'esercito non permette l'accesso ai cronisti stranieri) cercano di mandare notizie e immagini via satellite. Ieri hanno lanciato 7 razzi contro questo edificio…non credi che sia un modo per impedire che le immagini di queste stragi arrivino al mondo?. Era stanco e parecchio incazzato.
 Io ho ancora problemi con le misure: 670 vittime in due settimane contro 13 in 12 mesi. Quanto misura una vita umana?

Asquelon Strade deserte dopo l'allarme Da Blog

Dopo un breve e inconcludente giro per le strade semideserte di Asqelon decidiamo di andare a Sderot, a 15 km circa dalla Striscia di Gaza. Altra città fantasma. Nei parchi giochi ci sono dei piccoli ma coloratissimi rifugi di cemento. Ogni fermata dell'autobus è un mini rifugio. Qui si sente il peso del conflitto con maggiore intensità.Tutto è chiuso. Scuole comprese. "E' vacanza per la guerra" ironizza un ragazzo accanto a noi. Il suo nome è Isaac. Lui di Gerusalemme e Yossi di Tel Aviv sono venuti a Sderot muniti di macchina fotografica per 'curiosare' in questa zona. Io spero solo che non fossero spie…ma fatto sta che da quel momento in poi Yossi e Isaac sono diventati i nostri compagni di viaggio.

(fine prima parte)
postato da: Bristola alle ore 10:51 | Permalink | commenti (1)
categoria:palestina, attualitĂ 
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