Sono andata a pochi chilometri dalla Striscia di Gaza anzitutto per capire. Nessuna sete di scoop o di avventura né tanto meno di mettermi nei guai. Sono andata al confine perché ho passato le ultime due settimane a guardare le notizie su Al-Jazeera, leggendo il lutto e la preoccupazione nel volto dei miei amici, spiando la rabbia della gente nelle manifestazioni.
Dicono che questa guerra, che soltanto oggi ha fatto almeno 100 vittime, sia 'necessaria' a causa del lancio di razzi sulle città del sud d'Israele.
Alcuni nomi: Sderot, Asqelon, Ber Sheva.
I miei compagni di viaggio: due colleghi italiani con molta piu' esperienza professionale della mia ma che visitavano per la prima volta il medioriente.
| Asqelon - Il cartello indica che il McDonald è chiuso per ordine delle autorità militari a causa del rischio di lancio di Razzi. |
| Da Blog |
Il pullman per Asqelon era stracolmo di soldati israeliani, la maggior parte con 5-7 anni in meno dei miei. Gente che torna a casa principalmente Ai due colleghi facevano impressione gli M-16 in mano a dei ragazzini. Io ci ho fatto stranamente l'abitudine. Anzi, vederli viaggiare con me e non nei checkpoint a controllare l'identita' di chiunque, mi rassicura, li vedo piu'umani.
La ragazza seduta accanto a me ascoltava musica con l'ipod esattamente come la sottoscritta. L'unica differenza fra me è lei è che lei era molto bella e aveva un fucile grande quanto metà del suo corpo fra le gambe.
 |
| Asquelon : Semaforo Nazionalista Da Blog |
Appena cinque minuti dopo l'arrivo chiedo ad A., il collega che è già stato qui. "Allora, come funzionano questi allarmi anti-razzi?" Neanche termino questa frase che suona la sirena (zitta mai). Tutti iniziano a correre, in maniera composta, ma a correre. Faccio passare avanti due bambine. Seguo la folla piuttosto verso il più vicino rifugio, lo spoiatoio della stazione in pratica. L'allarme dura solo 20 secondi, ma in quel lasso di tempo penso: "ecco come si doveva sentire mia nonna durante la seconda guerra mondiale". Poi ho cominciato a considerare con quale normalità la gente vive questi momenti. Tutto diventa un rifugio: un negozio, la cucina di un ristorante, la cantina di una scuola. Non avevo paura…non perché sono coraggiosa, anzi. E' che ognuno ha paura di cose diverse. Solo, ho cominciato a capire come ci si sente. Per un istante ho anche pensato. Non è che le autorità militari suonano la sirena solo per tenere la gente sotto costante tensione.
Pensiero subito scacciato. I razzi qassam ci sono, vengono lanciati e sebbene hanno un potenziale distruttivo piuttosto basso , fanno paura. Un mio amico mi diceva giorni fa: "Se dopo questo massacro verrà lanciato anche un solo Qassam, Israele avrà perso". Ieri parlavo al telefono con Safwat al-Kahlout, il corrispondente dell'Ansa da Gaza, intrappolato da giorni nella Striscia: "Perché dobbiamo noi pagare per l'indifferenza di Francia, Italia, Olanda, Germania e Inghilterra?", lo diceva con dolore, non con rabbia. Era appena morto suo cugino nel campo di Al-Jabalia. Sempre ieri ho chiamato Vittorio Arrigoni, l'unico italiano nella Striscia di Gaza. Incredibile che si diventi amici nonostante non ci si conosca. Come l'idea che lui sia lì sotto le bombe a cercare di tamponare il sangue di una tragedia accompagnando le ambulanze della mezza luna rossa, ci unisca in qualche modo. "Sono nel palazzo piu' alto di Gaza city, dal quale i pochi giornalisti che ci sono (tutti palestinesi perché l'esercito non permette l'accesso ai cronisti stranieri) cercano di mandare notizie e immagini via satellite. Ieri hanno lanciato 7 razzi contro questo edificio…non credi che sia un modo per impedire che le immagini di queste stragi arrivino al mondo?. Era stanco e parecchio incazzato.
Io ho ancora problemi con le misure: 670 vittime in due settimane contro 13 in 12 mesi. Quanto misura una vita umana?
 |
| Asquelon Strade deserte dopo l'allarme Da Blog |
Dopo un breve e inconcludente giro per le strade semideserte di Asqelon decidiamo di andare a Sderot, a 15 km circa dalla Striscia di Gaza. Altra città fantasma. Nei parchi giochi ci sono dei piccoli ma coloratissimi rifugi di cemento. Ogni fermata dell'autobus è un mini rifugio. Qui si sente il peso del conflitto con maggiore intensità.Tutto è chiuso. Scuole comprese. "E' vacanza per la guerra" ironizza un ragazzo accanto a noi. Il suo nome è Isaac. Lui di Gerusalemme e Yossi di Tel Aviv sono venuti a Sderot muniti di macchina fotografica per 'curiosare' in questa zona. Io spero solo che non fossero spie…ma fatto sta che da quel momento in poi Yossi e Isaac sono diventati i nostri compagni di viaggio.
(fine prima parte)