lunedì, 14 luglio 2008
Una tazza di tè e quattro chiacchiere.
Oggi, leggendo la consueta rubrica scritta dalla giornalista israeliana Amira Hass
per internazionale il sangue mi si è raggelato letteralmente. In pratica ha sottolineato una realta' del conflitto poco conosciuta. Un esempio Sei un palestinese dei territori occupati e tuo figlio è malato. Se non vuoi che muoia in una delle carenti strutture ospedaliere della tua terra devi sborsare fior di quattrini per farlo curare in Giordania o a Gerusalemme (se abiti in Cisgiordania) o al Cairo (se sei nella striscia di Gaza).
Se ci riesci.
Perchè potresti incontrare difficoltà alla frontiera e non ottenere il permesso per uscire dai Territori Palestinesi. Questa è realtà quotidiana.
Molte di queste persone, spinte alla disperazione, vengono poi invitate dalle autorità militari israeliane per un tè e una chiacchierata' informale', racconta la cronista israeliana. In realtà questo è il metodo per reclutare collaborazionisti.
E' atroce. Semplicemente atroce.
Questo succede tutti i giorni sotto i nostri occhi,
E in altre forme accade anche in occidente. Chiunque sfrutta l'altrui disperazione è un assassino. E chi tace è complice.
Ma è una narrazione troppo complessa ...
pensieri del giorno:
- Sopravvivero' a me stessa?
sabato, 12 luglio 2008
Dacci oggi il nostro 'chip' quotidiano
_(Ligabue - Baby il mondo è super)
Non ritengo di appartenere alla corrente degli apocalittici per quanto riguarda la tecnologia. Anzi nutro una certa simpatia per le innovazioni tecnologiche. Finche' la mia elasticita' non andra' a farsi benedire soppiantata da quella molto più fresca dei bambini di oggi.
Noi bambini di ieri talvolta siamo diffidenti di fronte alla corsa della tecnologia. Tagliare sempre nuovi fili di rame ad ogni traguardo, costruire mondi attraverso algoritmi sempre più complessi, ma allo stesso punto usare interfacce 'userfriendly' che ci allontanano sempre di più dalla logica complessa delle nostre azioni.
Oggi mi sento indubbiamente 'moralizzatrice', e non mi va.Fatto sta che mi spaventa il fenomeno di psicosi commerciale avvenuto fra ieri e oggi: l'arrivo nei negozi dell'I-Phone. Non è un problema l'oggetto in sè: Un cellulare ultrapiatto che fa di tutto tranne
il caffè (oppure sì), oggetto del desiderio creato da Steve Jobs per entrare nella grande famiglia Apple. A farmi paura è la reazione della gente. Code chilometriche davanti ai negozi, manco dessero il pane con la tessera. Gente accampata da ieri per accaparrarsi questo 'lasciapassare' sociale che determinera' il proprio stato di stile e di soddisfazione per qualche mese, finchè non ne esistera' un altro più evoluto. Ma riusciranno a trovare la 'versione definitiva' per la felicità'?
Un mondo in cui tanti sforzi si impiegano per ottenere un I-phone e ben pochi per generare reali cambiamenti o ancor meno per comprendere cio' che ci circonda a tutti i livelli, insomma, crea in me qualche perplessita'.
L'uomo affamato di futuro, chiede ormai il suo chip quotidiano... Troppi chili di troppo sulla coscienza.
voltiamoci per una volta a leggere negli occhi la storia di chi domanda ancora pane.
giovedì, 10 luglio 2008
Castelli in sovrannumero
Si scrive di più, si legge di meno.
Ne parla un giornalista statunitense sul numero di Internazionale della scorsa settimana. Grazie all'editoria on-demand e' possibile stampare con una spesa contenuta il proprio libero. E in pochi rinunciano a farlo. Tuttavia, soprattutto in paesi come l'Italia si legge di meno.
Riflettevo preoccupata, rispetto a questo overload informativo che la rete sta creando, potenziando si' le estensioni del pensiero e della conoscenza, sicché questa possa andare ben oltre l'esperienza concreta ma d'altra parte rendendo la stessa volatile e fugace.
Immagina se il progresso, e poco ci manca, generasse un apparecchio in grado di ''iniettare'' contenuti. Per cui uno puo' aver letto un libro, guardato un film, visitato un museo in pochi istanti attraverso un aggeggio che ''fotografa'' l'esperienza nel nostro pensiero. Tutto cio' è inquietante. Qualcuno vedrebbe forse un metodo d'apprendimento straordinario. Io , se non esplode prima il cervello, credo sia un disumano modo di giocare con la vita. Forse insisto troppo sulle stesse cose. Tuttavia, l'uomo non si deve privare delle esperienze. Mai. Che cosa sarebbe un viaggio senza la memoria del tragitto? Che cosa sarebbe l'esperienza formativa a scuola senza quel contorno fatto di banchi, sedie, risate, campanelle, scioperi, momenti di scazzo e fogli protocollo piegati a meta'?
Dovremmo riflettere su questa iperproduttivita' di pensiero e materia. Anche ciò che scrivo a volte è di troppo. L'emblema di oggi per me è un cestino dell'immondizia situato in via E.Amari angolo Politeama, dal quale traboccavano sacchetti di plastica con panini dolci. Perfettamente intatti. Ora, caro il mio panettiere che abbandoni tutto quel ben di Dio nel cestino, non so le tue motivazioni e non le comprendo forse appieno. Ma o ne sforni di meno? Oppure, invece di gettarli li regali a chi fa fatica a fare la spesa (e ieri ho assistito ad una scena del genere al supermercato. Una ragazza che ha dovuto lasciare alcune cose perchè non aveva i soldi sufficienti). Non è anticapitalismo. Solo buon senso.
Domande esistenziali di oggi:
- Perchè se ho una buona notizia per le mani non riesco a trattarla decentemente?
- Perché non ho più il gusto per ciò che faccio?
martedì, 08 luglio 2008
MO: CISGIORDANIA, ESERCITO REVOCA ASSEDIO A NAHALIN
(ANSA) - TEL AVIV, 8 LUG - L'assedio al villaggio cisgiordano
di Nahalin, è stato revocato oggi
dall'esercito israeliano dopo aver raggiunto un'intesa con la
popolazione locale.
Secondo fonti militari, i responsabili del villaggio si sono
impegnati ad impedire il ripetersi di manifestazioni violente di
protesta contro la costruzione nelle vicinanze della Barriera di
separazione.
Da settimane a Nahalin si svolgono frequenti dimostrazioni -
con la partecipazione di attivisti politici israeliani e
stranieri - e si ripetono i tentativi di intralciare il lavoro
delle ruspe militari. La costruzione della Barriera, dicono gli
abitanti, li priverà di fatto della possibilità di lavorare in
250 ettari di terre agricole.... (ANSA).
Sono stata a Nahalin lo scorso giugno. Un villaggio di poche anime, circondato da quattro insediamenti israeliani a monte. Il ricordo dell'incontro col sindaco che ci spiego' i problemi legati all'attribuzione di terreni, la mancanza di acqua, l'inquinamento, il giro per i pascoli, il pranzo stupendo con M., L. e C. ci riempivano di riso e verdure fino a scoppiare.
Nahalin sotto assedio. Non riesco ad immaginarla. O forse sì.
E' come se d'improvviso trovassi casa tua presidiata.
Non ho molto da dire..