sabato, 24 maggio 2008
San Francesco e la Chiesa
Il Vangelo come risorsa di Ieri, oggi e domani

“Rimanere in silenzio oggi vuol dire essere
responsabili dei disastri di domani”.

Padre Alex Zanotelli
Francesco, voce dello Spirito Santo, salvò la Chiesa. Dobbiamo al suo coraggioso ascolto della Parola, se oggi siamo qui a parlarne, a fare comunione di cuori e di intenti. Se oggi conosciamo la bellezza di gridare “Abbà, padre!”. Credo che altrimenti la chiesa sarebbe crollata sotto il peso delle incoerenze, delle simoniadi, del ‘latinorum’.

Ho sempre pensato. Francesco è un esempio di coraggio che sconvolge anche oggi perché ha posto la vita di Cristo a misura di tutte le cose. Come si fa a seguire un esempio simile?

Due sono le cose che mi legano alla chiesa cattolica. L’eucarestia come mistero e centro, innanzitutto. Il fatto che Francesco abbia riformato la chiesa dal suo interno: una rivoluzione di cuori e di intenti. Lui non è fuggito, non si è separato. In un periodo in cui le eresie erano lavate col sangue, Francesco aveva trovato la strada per “ricostruire” la Casa di Dio. Si è fatto chiesa. E quando anche noi diciamo di essere chiesa, è allora che prendiamo in carico una grande responsabilità

Soprattutto, fratelli miei, non giurate, né per il cielo, né per la terra, né per qualsiasi altra cosa; ma il vostro «sì» sia sì, e il vostro «no» no, per non incorrere nella condanna.

(Lettera di San Giacomo )

Ieri ero a messa nei Quartieri Spagnoli. Il sacerdote commentava (all’incirca )così questo brano: “il problema della chiesa di oggi, come dei fedeli è la “coerenza”. Noi scandalizziamo il prossimo, lo allontaniamo perché siamo incoerenti. Non c’è peggio di chi dice “ la penso così “e poi fa il contrario o peggio”.

Ora la domanda sorge spontanea: coerenti rispetto a cosa?
E qui viene sempre in aiuto l’ispirato consiglio del poverello di Assisi.
Ricordo che la regola non bollata non fu accettata per un solo motivo:
“A Francé, è troppo corta!! Scrivece quarcos’artro!”, gli dissero (più o meno).
Troppo corta. Perché lui voleva che l’ordine si ispirasse in tutto e per tutto al Vangelo, la fonte più diretta, la testimonianza più vicina alla vita del Cristo.
E’ dunque questo a cui dobbiamo essere coerenti, e sappiamo di non cadere in contraddizione. Le parole del Vangelo non sono sempre comode. A volte sconvolgentemente semplici, altre ti lasciano l’amaro di non aver capito, di non voler capire. Quando diciamo che la parola è viva, forse è proprio questo.

Il Vangelo come guida. Ecco il mondo si rovescia. È una logica strana: il tuo prossimo diventa il pubblicano o la prostituta, il peccatore. Un piccolo uomo arrampicato su un sicomoro, i pescatori, ma anche i ricchi convertiti. Il samaritano (il corrispondente oggi potrebbe essere romeno o islamico).

Io, chiesa, ho scandalizzato il mio amico omosessuale perché gli ho detto che è posseduto dal demonio. Io ,chiesa, ho allontanato la 15enne adolescente e confusa perché le ho fatto la lista dei suoi peccati invece di mostrarle la bellezza del volto di Cristo nel suo. Io, chiesa, ho lasciato correre su diritti umani e civili, perché il silenzio mi faceva comodo. Io chiesa ho fatto morire di emorragia una donna che ha abortito clandestinamente quando potevo dirle che suo figlio poteva essere adottato o che la si poteva aiutare. Io chiesa ho negato la comunione con Cristo ad un divorziato risposato. Io chiesa, ho costruito mura, bandiere. Ho chiuso le porte, mi sono isolata.

Ma grazie all’azione dello Spirito Santo la chiesa è anche altro:
Parlare al sultano, al brigante-lupo, rompere il digiuno perché l’uomo non è fatto per il sabato. Chiesa è quella che nascondeva gli ebrei durante le leggi fascistissime. E’ quella che non fornisce assistenzialismo ma gli strumenti per crescere. E’ quella di don Pino Puglisi, parroco di frontiera. E’ quella di Suor Patrizia che insegna all’università di Betlemme e condivide l’incubo della guerra da 40 anni coi palestinesi. E’ quella di padre Alex Zanotelli. E’ quella che non ha paura di dare per perdere. Che non ha paura di amare.
È questa la chiesa che, se Dio vuole, sopravviverà nei secoli:
cuore che batte.

È questo il Dio che voglio amare.


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giovedì, 15 maggio 2008
Al-Nakba


Da Wikipedia:

al-Nakba
è il nome che viene dato dai palestinesi al 15 maggio 1948, data in cui Israele proclamò la propria indipendenza. Il termine "al-Nakba", arabo:ﺍﻟﻨﻜﺒـة, significa "la catastrofe" e l'avvenimento è commemorato ogni anno, per ricordare l'estromissione di buona parte degli abitanti arabi della Palestina dai confini dello Stato d'Israele.

60 anni di Nakba, per due popoli che non sono ancora guariti nella memoria e nei fatti. Non mi sento di parlare ancora una volta del silenzio dei Media su questo lato del compleanno di Israele. Non è negazionismo storico dire che non tutti si sentono di festeggiare oggi.

La memoria però deve guarire. Anche se forse il tempo no è ancora maturo. La memoria è carica del sangue di ieri e di oggi. Cambia colore. Imprigiona nell'istante della catastrofe. Come l'individuo affoga nel suo trauma. Coma la tragedia dell'Olocausto si collettivizza e resta ferita infetta, macchia nella coscienza mondiale. Così la Nakba ha il suo potenziale esplosivo. Non la sminuisco, Anzi, la celebro con piccoli gesti. Ma dalla consapevolezza storica si deve ripartire per andare avanti. Per rendere giustizia al sangue e alla sofferenza di Palestinesi e Israeliani bisogna guarire. Ricostruire. Smontare le tende del lutto. Alzare la voce. Fin quando non sentiranno il grido della nostra stessa ingiustizia.
Fare nostra ogni lacrima. Anche quella di chi chiamiamo nemico o minaccia.
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categoria:palestina, attualità
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mercoledì, 07 maggio 2008
Mazel Tov  (auguri)


Da repubblica.it

ISRAELE: BERLUSCONI, PER 60 ANNI,E' COMPLEANNO TUTTI NOI

"Il compleanno di Israele e' il compleanno di tutti noi": con queste parole il presidente del Consiglio 'in pectore', Silvio Berlusconi, ha salutato il 60mo anniversario della fondazione dello Stato ebraico. "Affettuosi auguri a tutti i nostri amici israeliani" sono stati rivolti dal  premier italiano che  ha rimarcato la capacita' di Israele di difendere (????) la democrazia in condizioni difficili.

Ho sospeso il giudizio su chi è giusto (tzadik, in ebraico = il giusto) su chi ha ragione. La politica estera non è fatta di semplificazioni ma di analisi approfondita. Analisi politica, economica e sociale. E chi parla dovrebbe farlo con cognizione di causa. Signor D'Alema, Signor Fini, Signor Berlusconi. Trascorrete un mese in medioriente. Visitate Sderot in Israele ma anche il campo profughi di Balata o di Askar a Nablus, nei territori. Dopo un tè con il sindaco di Nahalin, o con l'assessore all'ambiente di Salfit. Dopo un pranzo con il responsabile  di Neve Shalom/Wat-Al-Salam. Solo allora potrete parlare. Credo. O meglio, forse di meccanismi diplomatici interstatuali ne saprete di più di quanto ne so io o chiunque altro. Ma sono le vostre affermazioni gratuite che mi mandano in bestia.

Mi unisco al coro, e non ridete, di chi fa gli auguri allo stato di Israele. Che un giorno Eretz Sion, la terra di Sion, diventi quel luogo di opportunità che i primi coloni sognavano, di opportunità e dialogo per tutti, nessuno escluso. Shalom, la pace che non esiste senza la giustizia. Che vengano abbattute tutte le barriere sociali ed economiche fra gli stessi israeliani. Che si possa ammirare Dio in tutto il suo splendore nella città santa. Al-Medina-al-kadima. Forse questo è il destino di questa terra. Precarietà. Mi rattrista pensare che l'unico fattore che negli ultimi anni ha unito tutti ( ebrei, arabi e cristiani)sia stata la forte opposizione al Gay-Pride di Gerusalemme. E lo dico con tanta amarezza. Se servisse organizzerei la prima rivoluzione gay per conquistare la Terra Santa. Ma so che non basterebbe.

Mazel tov Israelit. Ma i complimenti vanno solo alla società civile che dal basso costruisce sogni. La sua accoglienza, la sua inventività, la voglia di conoscere e di capire. Non va di certo ai membri del parlamento (della Knesset. Va ai miei colleghi israeliani, ai ragazzi di Bet'selem, Shalom Ahshav (peacenow). A quelli che si son dati la mano coi palestinesi per difendere le loro terre dalle ruspe.

Il sogno è che fra 10-20 o altri 60 anni, un giorno, si alzino tutti in piedi e comincino a camminare l'uno verso l'altro, stanchi, deponendo le armi. Perchè le mura diventano di ricotta di fronte alla volontà di un popolo.

Sono troppo retorica? Perdonatemi. Di retorica di questi tempi se ne fa fin troppa. Nella mia mente le immagini son fin troppo concrete.

Mazel tov...Mabrouk (in arabo) complimenti. Siete riusciti anche a conquistare le menti.


ps. Non mi sono pronunciata ancora. Ma vorrei dire a quelle 'menti sofisticate' che bruciano le bandiere si Israele, che fanno un favore ai palestinesi pari quasi al fornire i proiettili agli m-16 dei soldati israeliani. Mazel tov, anche a voi!!!
postato da: Bristola alle ore 07:25 | Permalink | commenti (2)
categoria:palestina, riflessioni
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